Bilancio Inail 2025: più infortuni in itinere e malattie professionali

Nel gennaio 2026, è stato pubblicato il primo bilancio Inail in merito all’andamento degli infortuni e malattie professionali registrati nel 2025.

Dal bilancio Inail relativo al 2025 emerge un quadro articolato, che mostra alcuni segnali di peggioramento rispetto all’anno precedente. Le denunce complessive di infortunio sono infatti aumentate dell’1,4% rispetto al 2024, raggiungendo quota 598mila casi. Un dato che va letto tenendo conto anche dell’andamento dell’occupazione, ma che conferma come il tema della sicurezza sul lavoro resti centrale.

Bilancio Inail 2025: Infortuni in itinere e sul lavoro

Facendo una distinzione tra i lavoratori e gli studenti, l’aumento risulta più contenuto. Infatti, escludendo le denunce presentate dagli studenti – pari a circa il 14% del totale – l’aumento per i soli lavoratori si riduce all’1%. Nel complesso, dunque, gli infortuni direttamente legati all’attività lavorativa mostrano una sostanziale stabilità, mentre emergono segnali più critici in altri ambiti.

A incidere maggiormente sul bilancio complessivo del 2025 sono infatti gli infortuni in itinere, cioè quelli che avvengono durante il tragitto casa-lavoro-casa. Le denunce di questo tipo continuano a crescere e sfiorano quota 100mila, con un aumento superiore al 3% rispetto all’anno precedente. Si tratta prevalentemente di incidenti stradali, un fenomeno che sfugge in parte ai tradizionali strumenti di prevenzione adottati nei luoghi di lavoro.

Al contrario, gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro registrano un incremento molto più contenuto (+0,5%). Dietro questo dato medio si celano però andamenti differenziati: diminuiscono gli infortuni in Agricoltura, mentre aumentano in settori come le Costruzioni, il Commercio e la Sanità, dove il rischio rimane elevato e spesso legato all’intensificazione dei carichi di lavoro.

Le differenze di genere: rischi diversi, dinamiche diverse

Un elemento particolarmente significativo del bilancio Inail 2025 riguarda le differenze di genere nella dinamica degli infortuni. Per le donne, infatti, il rischio maggiore non si concentra tanto sul posto di lavoro quanto negli spostamenti. Oltre la metà degli infortuni mortali femminili avviene in itinere, durante il tragitto casa-lavoro, mentre per gli uomini la grande maggioranza dei decessi si verifica direttamente in occasione di lavoro.

Questo divario mette in luce due modelli di esposizione al rischio molto diversi. Da un lato, gli uomini sono più frequentemente impiegati in settori ad alta pericolosità operativa – come edilizia, industria e agricoltura – dove il rischio è prevalentemente “interno” al luogo di lavoro. Dall’altro, le donne, più presenti nel terziario e nei servizi, risultano maggiormente esposte ai rischi legati alla mobilità, anche in relazione alla frammentazione degli orari, alla maggiore incidenza del lavoro part-time e alla cosiddetta “mobilità della cura”.

Questa lettura evidenzia come la prevenzione non possa essere neutra rispetto al genere, ma debba tenere conto delle diverse condizioni di lavoro e di vita che incidono sull’esposizione al rischio.

Bilancio Inail 2025: Infortuni mortali e malattie professionali

Nel 2025 le denunce di infortunio con esito mortale sono state complessivamente 1.093; un dato sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente e in linea con i livelli pre-pandemici. Diminuiscono lievemente i decessi avvenuti sul posto di lavoro, mentre aumentano quelli in itinere. Ciò conferma ancora una volta il peso centrale della strada nel bilancio della sicurezza.

Nel corso dell’anno si sono verificati anche diversi incidenti plurimi, eventi rari ma estremamente gravi, legati a scontri tra veicoli, esplosioni, crolli o incidenti in ambienti confinati, che hanno contribuito in modo significativo al numero complessivo delle vittime.

Accanto agli infortuni, il bilancio Inail mette anche in evidenza un aumento marcato delle malattie professionali, che nel 2025 superano le 98mila denunce, con una crescita a doppia cifra rispetto all’anno precedente. Le patologie più diffuse rimangono quelle del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, seguite dai disturbi del sistema nervoso.

Si tratta di malattie spesso legate a esposizioni prolungate, posture scorrette, movimenti ripetitivi e carichi di lavoro intensi. Un fenomeno che richiama l’attenzione non solo sugli eventi traumatici, ma anche sulla qualità complessiva dell’organizzazione del lavoro.

Le valutazioni Eurostat

Il bilancio nazionale si inserisce in un contesto europeo caratterizzato da andamenti non uniformi tra i diversi Paesi. Secondo i dati Eurostat, nel 2023 – ultimo anno disponibile – nell’Unione europea sono stati registrati oltre 2,8 milioni di infortuni non mortali, in diminuzione del 5% rispetto al 2022. Nello stesso periodo, tuttavia, i casi mortali hanno evidenziato un lieve incremento, passando da 3.286 a 3.298 decessi (+0,4%).

Per rendere confrontabili i dati tra Paesi caratterizzati da sistemi di rilevazione e tutela differenti, Eurostat utilizza tassi standardizzati di incidenza. Questi tassi sono calcolati per 100.000 occupati nei settori maggiormente comparabili. Alla luce di questo indicatore, nel 2023 l’Italia presenta un tasso di mortalità sul lavoro pari a 1,20, sostanzialmente in linea con la media dell’UE-27 (1,23) e con la Spagna, inferiore rispetto alla Francia ma superiore alla Germania.

Per quanto riguarda gli infortuni non mortali, l’Italia continua invece a collocarsi al di sotto della media europea, con livelli di incidenza sensibilmente più bassi rispetto a Paesi come Francia, Spagna e Germania.
Va inoltre considerato che le differenze nei criteri di rilevazione – in particolare nella gestione degli infortuni stradali sul lavoro e nel riconoscimento dei contagi da Covid-19 come infortuni in alcuni Paesi, tra cui l’Italia – rendono più utile analizzare le tendenze nel tempo. I valori assoluti risultano meno significativi.

Nel complesso, il bilancio Inail 2025 conferma che il tema della sicurezza sul lavoro non può essere affrontato solo guardando ai cantieri o alle fabbriche. L’aumento degli infortuni in itinere, le differenze di genere e la crescita delle malattie professionali indicano la necessità di ampliare lo sguardo. Occorre intervenire anche sull’organizzazione del lavoro, sulla mobilità e sulla prevenzione a lungo termine.

Sono ambiti nei quali investire oggi significa ridurre, domani, il costo umano e sociale degli infortuni e delle malattie legate al lavoro.

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