UNI EN 397:2026: cosa cambia per gli elmetti di protezione

Dal 15 gennaio 2026 è in vigore in Italia la UNI EN 397:2026, la nuova norma dedicata agli elmetti di protezione per l’industria. Come riportato dall’Ente Italiano di Normazione UNI, la revisione aggiorna i criteri di progettazione, prestazione, prova e marcatura di uno dei dispositivi di protezione individuale più utilizzati in cantieri, stabilimenti produttivi, officine e magazzini.

La precedente EN 397 era costruita principalmente attorno alla protezione della parte superiore della testa contro gli impatti, tipicamente quelli provocati dalla caduta di oggetti. Con la nuova edizione l’approccio si amplia, tenendo maggiormente conto delle condizioni di lavoro attuali e di scenari nei quali gli urti possono provenire anche da altre direzioni.

La UNI EN 397:2026 recepisce la EN 397:2025 e il relativo corrigendum EN 397:2025/AC:2025 e sostituisce la UNI EN 397:2013. Come previsto dalla Decisione di esecuzione (UE) 2026/1279 della Commissione europea, la nuova norma europea è stata inserita tra i riferimenti delle norme armonizzate a sostegno del Regolamento (UE) 2016/425 sui dispositivi di protezione individuale. La decisione prevede una specifica limitazione della presunzione di conformità per alcuni requisiti, di cui occorre tenere conto nella valutazione della conformità dei prodotti.

Elmetti Tipo 1 e Tipo 2: la principale novità

Uno dei cambiamenti più importanti riguarda l’introduzione di due tipologie di elmetto, Tipo 1 e Tipo 2, caratterizzate da differenti livelli e modalità di protezione.

Gli elmetti Tipo 1 mantengono un’impostazione più vicina a quella della precedente EN 397 e sono destinati principalmente alla protezione contro gli impatti sulla parte superiore della calotta. Il sottogola può essere presente, ma non è obbligatorio.

Gli elmetti Tipo 2, invece, prevedono requisiti di protezione più estesi: oltre agli impatti sulla sommità, sono sottoposti a prove relative agli urti fuori dalla sommità della calotta, quindi nelle aree frontale, laterale e posteriore. Per questa tipologia il sistema di ritenzione con sottogola è obbligatorio e deve rispondere a requisiti più severi, con l’obiettivo di mantenere l’elmetto correttamente posizionato sulla testa.

La nuova classificazione permette quindi di scegliere il DPI in modo più aderente alla valutazione dei rischi effettivamente presenti sul luogo di lavoro, distinguendo gli scenari in cui è richiesta principalmente la protezione da impatti provenienti dall’alto da quelli caratterizzati da possibili impatti multidirezionali.

Questo aspetto assume particolare rilevanza anche nei lavori in quota, dove negli ultimi anni si è diffuso l’impiego di caschi con caratteristiche derivate dal mondo dell’alpinismo. La nuova EN 397:2026 introduce, all’interno della norma industriale, requisiti di Tipo 2 che rispondono in maniera più specifica alla necessità di una protezione dagli impatti provenienti da più direzioni. L’idoneità dell’elmetto per una determinata attività in quota deve comunque essere verificata sulla base della valutazione dei rischi e delle caratteristiche dichiarate dal fabbricante.

Nuovi requisiti per accessori, prestazioni e rischio elettrico

L’aggiornamento della EN 397 non riguarda soltanto la resistenza agli urti. La nuova norma introduce anche una valutazione ergonomica e presta maggiore attenzione agli accessori e agli elementi aggiuntivi installati sull’elmetto, come visiere, cuffie antirumore e protezioni facciali. La compatibilità tra i diversi componenti diventa quindi un aspetto importante: la configurazione utilizzata deve rispettare quanto previsto e dichiarato dal fabbricante.

La norma contempla inoltre nuove prestazioni opzionali per applicazioni particolari, tra cui l’alta visibilità, le proprietà elettrostatiche dissipative e la resistenza alla perforazione fuori dalla sommità della calotta. Diversamente, per quanto riguarda il rischio elettrico, la nuova EN 397 elimina la precedente marcatura opzionale “440 V”, escludendo quindi l’isolamento elettrico dai requisiti previsti dalla norma. Per gli elmetti destinati ad attività che richiedono specifiche proprietà di isolamento elettrico, il riferimento diventa la EN 50365:2023. La sola conformità alla EN 397 non è quindi sufficiente a dimostrare l’idoneità dell’elmetto alla protezione dai rischi elettrici.

Diventa quindi ancora più importante verificare non solo la conformità alla EN 397, ma anche marcature, prestazioni dichiarate, compatibilità degli accessori e indicazioni del fabbricante, scegliendo l’elmetto in funzione dei rischi effettivamente presenti nell’attività lavorativa.

Gli elmetti già in uso devono essere sostituiti?

L’entrata in vigore della UNI EN 397:2026 non comporta la sostituzione automatica degli elmetti già in uso. Come riportato nell’allegato II della Decisione di esecuzione (UE) 2026/1279 della Commissione europea, il riferimento alla precedente EN 397:2012+A1:2012 resterà tra quelli delle norme armonizzate fino al 16 dicembre 2027, garantendo un periodo di transizione verso la nuova edizione.

È importante precisare che tale data riguarda il ritiro del riferimento alla precedente norma armonizzata dalla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e non costituisce una scadenza automatica per l’utilizzo degli elmetti già in servizio.

Gli elmetti già assegnati continuano quindi a essere gestiti secondo le indicazioni del fabbricante e devono essere sostituiti in caso di impatti significativi, danni o deterioramento oppure al termine della vita utile prevista. La norma, infatti, non stabilisce una durata universale valida per tutti gli elmetti.

Per aziende, RSPP e responsabili della sicurezza, l’introduzione della UNI EN 397:2026 rappresenta soprattutto l’occasione per rivedere i criteri di scelta in occasione dei nuovi acquisti. In base alla valutazione dei rischi e alle attività svolte, sarà necessario individuare la soluzione più adeguata tra Tipo 1 e Tipo 2, considerando anche eventuali esigenze specifiche, come il rischio elettrico e l’impiego di accessori.

La nuova norma rafforza quindi un principio fondamentale: non basta scegliere un elmetto conforme, occorre individuare il livello di protezione più appropriato rispetto ai rischi reali dell’attività svolta.